Benvenuti in mare aperto

Or bene perché un blog?

Perché è tempo di continuare il viaggio fuori dalle mura del popolare social, di navigare in mare aperto, seguendo l’esempio di Corto Maltese.

Tranquilli, sempre di biciclette e ciclismo, ma non solo, si parlerà.

É tempo di dare maggiore respiro alle mie storie ciclistiche, cosa che un post sul popolare social non consente.

Mi sono reso conto di essere “lungo” nel raccontare, cosa che è mal vista dai naviganti del social: troppo tempo per leggere le mie cronache.

Al tempo stesso, però, i racconti generano sempre interesse e allora è giunto il momento di uscire da quel palazzo e provare a creare una mia “officina letteraria”, dove montare brani di storia, polvere, sudore e tanta passione.

Cosa troverete qui?

In primis le mie storie e cronache delle ciclostoriche, quelle non mancheranno mai.

Poi… racconti e commenti ciclistici, ad ampio raggio.

Ho un paio di sogni nella borraccia della bicicletta e questo blog è il primo passo per dare sostanza a quei sogni.

I prossimi mesi saranno di sviluppo, sia del blog che di altri progetti, a tempo debito ve li presenterò.

Per adesso fate attenzione alla barba del ciclista, e ai suoi occhi, oltre la barba.

articolo

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Birra e bici, bici e birra

Gennaio 2018, Artica, Lonigo (VI). Birra presente nel pacco gara e ristoro birrario lungo la strada.

Giugno 2018, la Medicea, Carmignano (PO). Sponsor della corsa un birrificio pratese e birra fresca all’arrivo.

Luglio 2018, GF del Casentino, Poppi (AR). Birra fresca all’arrivo, gettonatissima dagli accaldati ciclisti.

Questi sono solo 3 episodi a cui sono stato personalmente presente, ma che di fatto sottolineano, insieme a tanti altri, il connubio tra la gergovia e il ciclismo.

Non è necessario scomodare i riferimenti belgi, dalle birre trappiste ai ciclisti fiamminghi e valloni, dalle corse monumento alle birre d’abbazia; è sufficiente dire che la birra, dopo una corsa, è dissetante e rigenerante.

Studi recenti ne esaltano gli elementi che favoriscono il recupero dopo lo sforzo, tanto che la birra sta prendendo piede, non solo come moda, come normale alimento durante il pasto.

Non va demonizzata, nella modica quantità fa solo bene all’organismo che deve recuperare. La normativa inglese stabilisce l’unità in una bottiglia da 33cl per persona, per una birra di gradazione media, oltre bisogna essere riaccompagnati a casa perché non idonei alla guida.

Non dico, quindi, di bere in corsa per esaltare le proprie doti di discesisti, per altro fatto molto comune durante le storiche, dove il vino non manca mai, ma proprio al termine della pedalata, quando il fisico comincia la sua fase più intensa del recupero dallo sforzo appena completato, una birra non dovrebbe mai mancare.

GranFondo del Casentino, vintage

Difficilmente scrivo delle GF su asfalto, non è propriamente il mio mondo e non mi danno le stesse emozioni delle storiche.

Stavolta mi viene chiesto di fare un’eccezione, proprio per l’eccezionalità dell’evento, partecipare alla GF del Casentino con la bici storica.

L’idea era venuta fuori al termine della Presentazione Ufficiale del libro  e in qualche modo mi stuzzicava.

Le strade conosciute ed esplorate di recente del Casentino, un percorso Medio (85 km) alla portata della bici vintage e la compagnia di una parte della Squadra Vintage, what’s else?

Fatta in settimana l’iscrizione con la FBB, recuperato alle prime luci dell’alba un passaggio da Max (stavolta in versione moderno), recuperiamo al volo Virenque a Pontassieve e poi via, su per la Consuma.

A Poppi ci attende, ancora una volta come già a Montalcino, Filippo, padrone di casa e vero eroico, l’unico che affronterà la corsa con la maglia di lana.

Per me il ricordo dell’abbrustolata dell’anno prima è ancora fortissimo e quindi ho optato per la nuova maglia tecnica di squadra.

Quando raggiungiamo la partenza la FBB ha già preso il largo, così Max ci saluta e con Michele e PierPa si metterà all’inseguimento (finalizzato al primo ristoro).

Noi tre, intanto, cominciamo la nostra avventura risalendo verso la Consuma. Inizialmente Messer Peugeot allunga, mentre Leo stenta un po’ a carburare. Raggiungiamo il fuggitivo poco prima della deviazione verso Pratovecchio, sede del primo ristoro.

É per Virenque la prima GF e quindi deve capire le regole, diverse rispetto alle ciclostoriche,  e i ritmi più elevati rispetto a quelli slow della Leonessa.

Dopo il primo ristoro lunga trenata di Filippo per riportarci a Poppi, poi la deviazione e l’ascesa fino alla Torricella, mia base durante il periodo di lavoro in Casentino nel mese di Maggio. Qualche foto ricordo con inevitabili freschi ricordi, quindi è già tempo di mettere nella tasca posteriore i sorrisi e lasciar parlare le gambe.

Comincia l’ascesa a Camaldoli, finalmente in corsa dopo tante prove in allenamento.

Filippo preferisce salire del suo passo e si stacca subito; sa cosa l’aspetta e, saggiamente, si amministra. Leo, dopo un iniziale rallentamento, mi torna sotto e facciamo insieme tutta l’ascesa, superati ed ammirati dagli altri ciclisti.

La strada me la ricordo bene e cerco di far girare le gambe al meglio, o per quanto possibile. Lo scenario delle foreste casentinesi riempie sempre gli occhi e la fatica in compagnia si sente meno. Di Filippo ancora nessuna traccia quando sostiamo al passo, quindi decidiamo di scendere a Camaldoli e riempire le borracce in attesa.

Ricomposto il trio riprendiamo a scendere fino alla deviazione a sinistra che, con un primo tratto di più dura salita, porterà lentamente al grande ristoro di Badia Prataglia. Virenque si lascia lusingare dalla salciccia, mentre Messer Peugeot preferisce il farro. Io, memore dell’errore dell’anno scorso, opto per sola frutta e dolce.

Incrociamo qui la Marghe (FBB), che ci anticipa. Poi assisto incredulo allo sgraziato abbattimento della mia bici da parte di una signora (“tanto ho l’assicurazione”); ripartiamo prima di aver bisogno io dell’assicurazione.

Facciamo qualche decina di metri in salita, fuori dal paese, e siamo raggiunti da Andrea, arubiano come me e compagno di scalate durante il periodo casentinese.

É una piacevole sorpresa e insieme proseguiamo fino alle porte di Bibbiena (e ampia discesa con bivio con il Lungo incorporato).

Salutato Andrea recupero i due compagni e ci avviamo a concludere la fatica.

Filippo la fa da leone, ci guida indomito fino al ristoro di Bibbiena. Altrettanto, ormai un po’ allegri per il prosecco bevuto, ci mette in riga sul raccordo come ciclisti moderni e non storici.

Mi permetto di dargli qualche cambio, memore dei treni FBB del Chianti, fino a Ponte a Poppi.

Siamo alle ultime battute, manca solo l’ascesa finale. Filippo si stacca, io e Virenque rallentiamo e proprio sul limitare della porta che immette nel borgo ci raggiunge e passa per primo, ammirato dallo Speaker, che già l’aveva notato alla partenza (alla francese).

Il resto sono bicchieri di birra (ottima usanza) e pasta party, chiacchiere e attesa per gli altri della FBB che hanno fatto il percorso Lungo.

Un po’ di vintage nel mondo iper-tecnologico delle GF risalta e Messer Peugeot ha fatta una bella figura, da vero eroico in trasferta.

Le cose belle non vengono mai sole

Ho adattato il detto, girandolo in positivo, ripensando agli ultimi eventi letterari legati al libro.

La Presentazione Ufficiale a Settimello, la Tana dei Panoramici, ha visto la partecipazione di una quarantina di persone.

Molti i compagni della FBB, capitanati dal Presidente Lorenzo. Nutrita anche la pattuglia degli storici, con la Squadra Vintage al gran completo.

Al tramonto, sulle traballanti tavole del palco, le stesse su cui ho ricevuto la maglia di Campione 2015 e che hanno visto all’opera anche MB e il fisarmonicista gentile, ho cominciato a raccontare.

Le parole sono importanti, necessarie per alimentare la memoria, ma sono da cesallare, da affinare, da ricamare come un sarto o un meccanico nella sua officina.

La platea ascolta attenta, la narrazione della genesi del libro corre veloce.

La prima parte si chiude all’arrivo degli antipasti e con la conclusione della prima stagione (2015).

Che emozione essere su quel palco, eppure sono riuscito a raccontare, quasi fossi impegnato a scrivere un altro capitolo del libro più che a parlare ai ciclostorici.

Mi siedo tra i Leoni e gli altri amici, divoro i crostini e la pasta, ma la mente è rimasta su quel palco.

Tra il primo e il secondo proseguo il racconto con la stagione 2016, arricchita con una sorpresa che mi sono tenuto in serbo.

Sempre perché le parole sono importanti ho chiesto a Giovanni Nencini di leggere un brano di Gianni Brera, tratto dalla biografia di Tullio Campagnolo, incentrato sull’ascesa al Croce d’Aune nella Coppa della Vittoria degli anni ’20, quando il giovane ciclista vicentino aveva avuto l’intuizione della sgancio rapido. Le parole di Brera, il senso del racconto, di un epico episodio che ha cambiato la storia del ciclismo, riempiono l’aria della sera. Accompagno la lettura di Giovanni in silenzio, indossando un grembiule da meccanico con il famoso logo alato e ascolto.

La grigliata riempie gli occhi e la bocca e poi resta la chiusura, con un rapido passaggio sulla più recente stagione (2017).

Sono riuscito a tenere desta l’attenzione degli astanti meglio di quanto non abbia fatto nello scalare le Croci di Calenzano lì vicino.

É il momento dei saluti e del firmacopie.

Un’ultima birra per chiudere e poi è giunto il tempo di caricare lo scatolone con le ultime copie e rientrare, nella soddisfazione della notte e mille idee in più in testa.

L’ORA DEL PASTO. LA TRIBù DEI PASQUINI

La domenica mattina, dopo la girata a Vallombrosa con i Panoramici in cui sono stato testimone di un’altra tappa della disfida tra Nanni e Traversi, la bella sorpresa che Marco Pastonesi ha scritto una recensione al libro nella sua rubrica su tuttobiciweb.it

Ero riuscito ad allungargli una copia all’Eroica Montalcino ma non mi aspettavo parole (sempre importanti) così lusinghiere.

Nel suo stile originale è stato un vero piacere e motivo di soddisfazione veder descrivere il libro, la mia fatica, un’ulteriore attestazione che il lavoro fatto è stato apprezzato anche da chi scrive per mestiere, dando ulteriore stimolo per i futuri progetti.

La Chianina 2018

Sono stato molto combattuto se andare alla Chianina, ma tornare ad abbracciare i Chianini nella loro terra, percorrere le strade della Val di Chiana, le immense distese e le salite di Cortona e Gorgonza sono stati ottimi stimoli.
L’accoglienza è uno dei primi e forti punti di merito dei Chianini. Chianini che sono
inarrestabili durante tutto l’anno, tra corse (li ho trovati anche all’Artica a Gennaio) ed
eventi non sono mai fermi. Il loro ‘mangiafuoco’ Roberto e i suoi fidi sodali non si tirano
indietro neanche all’asprezza della Leonessa, sfruttando il percorso adeguato alle loro
caratteristiche. La stessa mentalità viene applicata nella realizzazione di ogni edizione della ciclostorica.

L’avvicinamento alla Chianina è stato costellato da problemi influenzali di Donato (torniamo a pedalare insieme dopo l’Ardita) e Stefano, ma dopo 3 giorni si sa, i ciclisti (ma non solo) risorgono.
Arriviamo a Marciano per tempo per recuperare il pacco gara e prepararci. Alla partenza tante facce note e… anche i ritardatari dei Medicei.
Partenza e il cognato, come suo solito, si porta subito davanti, ventre a terra e spalle
coperte da quelli dell’Avis Verag di Prato. In questa prima parte il mio unico obbiettivo è
quello di non perdere le ruote. Nonostante le premesse, infatti, le gambe di Donato e Stefano girano più che bene. L’obbiettivo comune che ci siamo prefissi è importante, i 110 km con le salite di Cortona e Civitella.
Filiamo bene per un lungo tratto finché, dopo il bivio tra Medio e Lungo, la svolta a sinistra coglie impreparato il ciclista davanti a me, che mi tocca la ruota anteriore e rischio di cadere. Rallento, li lascio andare e proseguo del mio passo.
Passo azzoppato però anche da un altro eroico che decide di scendere di sella lungo la salita in sterrato proprio mentre sto sopraggiungendo, costringendomi al piede a terra.
Gli altri sono ormai lontani, gli sterrati in discesa esaltano la mia poca idole e quindi
proseguo in solitaria.
Arrivato in prossimità di Montecchio vedo una fila di macchine ferme sulla destra, con il
fotografo Giordano a dirigere il traffico. Mi accorgo che è successo qualcosa. Una bici è
lasciata malamente sull’asfalto, la ruota posteriore inreveribilmente piegata. Poco più in là la maglia dell’Avis di Prato respira. L’incidente è stato violento, il ciclista sbalzato, ma le conseguenze, per fortuna, limitate (anche se consistenti, vertebra incrinata).
Il fatto che sia cosciente in qualche modo ci rassicura; il ricordo della cadutra del Gentleman all’Eroica di Ottobre è ancora lì.
Mi fermo insieme a Donato e agli altri dell’Avis, attendiamo l’ambulanza.
Riprendere non è semplice, e per me aver raggiunto i Leoni in quel momento è lo spunto per rientrare in corsa.
Arriviamo alla base della salita di Cortona. Donato rallenta, io seguo Stefano e con lui
raggiungiamo il Cance, perfettamente a suo agio su questa salita. Anch’io mi trovo bene e
faccio un bel ritmo. Recupero Mara Mosole e via via altri ciclisti, fino ad arrivare al ristoro dopo aver segnato il mio PR su questa salita.
La Pasticceria Menchetti da dimostrazione della sua arte, a cui i ciclisti non si sottraggono certo. É uno stop particolmente consistente questo, e veder via via ripartire tutti gli amici (tra cui i due insoliti Medicei) è un afflato interrotto. Alla ripartenza attraversamento di Cortona e dei suoi lastroni, tra bambini e turisti fino alla porta che ci conduce alla discesa fuori città.
Si alternano tratti sterrati, non al meglio, con tratti asfaltati, rampe birichine e distese di
grano lungo i colli. Quasi all’improvviso, e da diversa via rispetto a due anni fa, arriva il
ristoro di Brolio. Qui troviamo anche il Brocci e un po’ parallelismo viene naturale.
Rapido rifornimento, timbro pagato a vino, foto con due transfughi Medicei e ripartenza. Qui probabilmente Donato perde il suo unico tubolare di scorta. Particolare non da poco visto quanto successo poco dopo.
Riprendiamo, tratto in discesa, ampio curvone a destra e ingresso nello sterrato lungo
l’argine.
Il caldo comincia a farsi sentire e la memoria, inevitabilmente, torna all’avventura di due
anni fa quando qui con Alessandro della Medicea, entrambi con la maglia di campioni di
categoria, affrontammo lo stesso sterrato con ben 3 forature da parte sua.
Siamo ben lanciati, quando ecco che la ruota di Stefano si affloscia. Ci fermiamo per la
riparazione, dopo aver visto passare mezza corsa. Riprendiamo, o almeno ci proviamo, quand’ecco che anche la ruota di Donato preferisce andar far compagnia a quella dell’amico.
A questo punto, però, non ci sono più palmér di scorta, essendo io ormai stabilmente con
copertoni e camere d’aria. Così come l’aria mi involo verso il retroverso ristoro per
recuperare qualche tubolare. Risalgo fino a Brolio, non molto lontano, trovo il meccanico (lo stesso di Buonconvento all’Eroica fatta con Max a Maggio) e acquisto due tubolari, dopo aver tranquillizzato Mangiafuoco, già sufficientemente preso dal controllare che la corsa prosegua al meglio.
Il tempo però è tiranno, e la seconda sostituzione costringe a rivedere il nostro obbiettivo e ripiegare sul percorso da 75 km. Un po’ a malincuore osserviamo il bivio all’ultimo ristoro, poi via a sinistra per le ultime pedalate per rientrare a Marciano.
É il momento del pasta party, di entrare nell’atmosfera di festa, di lasciare la fatica e
godersi “l’ocio” e la birra fresca. Pranziamo con i Leoni, mentre Virenque è ancora in strada a sudare, Ritrovo i Modelli, in ottima forma, che ho salutato anche lungo il percorso. Scatto una foto con Raffaele Bertolacci, una vera e propria medaglia eroica.
Mi perdo per un po’ in mezzo agli stand, finché il cognato non mi richiama alla realtà, è tempo di tornare.
Lunga la strada incrociamo Virenque, alle ultime pedalate della sua fatica.

Ho contratto un nuovo debito con i Chianini, l’anno prossimo lo salderò con le 100 miglia
chianine e l’ascesa a Gargonza.

Intanto però che da concentrarsi sulla Presentazione Ufficiale del Diario di Coppa di venerdì, nella tana dei Panoramici.

Il ciclista urbano

Dopo l’esilio il ritorno in città ha implicato anche un profondo mutamento nel mio quotidiano avvicinamento al posto di lavoro.

Nei lustri precedenti ero abituato ad andare a piedi, tutto molto vicino: scuola del Piccolo Principe, ufficio, pranzo.

Il nuovo ufficio è in pieno centro di Firenze, giusto al limitare interno della ZTL e a due passi dalla stazione (30′ a piedi o 15′ in bici da casa).

Non male, soprattutto se in questo modo ho potuto realizzare uno dei miei sogni urbani.

La mobilità su due ruote non a motore a Firenze è ancora di là dallo svilupparsi completamente, ma per quanto mi serva è sufficiente e sicura.

Non dismetto mai, infatti, il casco; ogni tanto qualche occhiata stupita la incontro ancora, però mi sono abituato e non mi pesa metterlo.

La Spillo, che così generosamente mi ha supportato durante la trasferta a Bibbiena, mi accompagna nei 4 viaggi quotidiani. La configurazione più sportiva recente non stona e mi da la sensazione di poter correre un po’ di più.

in realtà bisogna che mi ricordi che mi sto spostando e non sto correndo, non posso arrivare troppo fradicio in ufficio. Però a forza di percorrere sempre le stesse due tratte sto cominciando ad identificare dei punti che ricordano, o fanno pensare, a luoghi di ciclistica memoria.

Un dosso diventa una salita e le mani sotto permettono un micro scatto; il lungo tratto delle Cascine una posizione più aereodinamica.

Poi gli angoli delle curve, i tombini, le contropendenze, tutti spunti per far passare meglio quei minuti in sella.

Il ciclista urbano che è in me è soddisfatto; anche se è poca bici è comunque piacevole, se non altro per tornare a controllare il peso, andato fuori target durante l’esilio.

La Medicea 2018

La stazione di Carmignano?
Perché a Carmignano oltre all’aria buona, al vino (sempre buono) e ai famosi fichi, c’è anche una stazione chiamata Medicea.
Si, dice il Gladiatore Rudy, una stazione un po’ particolare, su cui transitano treni d’antan, non su rotaie ma su gomma;
Vetture leggere, sedili in pelle e finestre ampie, con vista sulle colline toscane.
Qualche passeggero è vestito con Gepin Olmo, mitico corridore degli anni ’30 e poi costruttore di biciclette, il cui marchio è adesso della stessa proprietà della tenuta di Artimino.

Per il sabato, oltre all’immancabile mercatino vintage, alla bella mostra di bici e maglie
d’epoca e al ritiro dei pacchi gara, viene presentata una crono vintage a coppie e, da
quest’anno, anche singola.
Già l’esperimento dell’anno scorso era stato interessante, quest’anno viene istituita una Coppa alla memoria di Olmo (bellissima la bottiglia Magnum e con essa la targa ricordo).
Serrata la lotta col cronometro per avvicinarsi il più possibile al tempo stabilito di 8’38”.
Un parimerito si verifica tra le coppie con un ottimo 8’34”; premiazioni e festeggiamenti a seguire.
Incontro Filippo e girelliamo tra gli stand, nostro nuovo sport (come già a Montalcino la
settimana prima) del sabato del villaggio.
Abbandonare la compagnia è stata dura, diretta com’era verso l’aperitivo alla villa di
Artimino… L’abbinata Olmo e Medicea è stata proprio una bella trovata.

Domenica. La piazzetta del borgo è presa d’assalto da oltre 160 storici. Il caldo si fa già
sentire, speriamo che la trappola della maglia di lana non scatti troppo presto.
Partenza in discesa verso Seano e poi la risalita verso Bacchereto. I Panoramici si mettono subito in evidenza, col Tasso che già imperversa (spinta di supporto a Hydetaka compresa).
Deviazione verso Spazzavento con i suoi strappi spaccagambe, che salto bene, segno che ho recuperato rispetto alle ultime uscite. Mi fermo a fare un po’ di foto a chi arriva, incitando i più in difficoltà.
Discesa verso la villa per il primo timbro, ma senza poter assaggiare del ristoro, volato via con le cavallette che sono passate poco prima. Completata la discesa prendiamo la direzione di Quarrata e nuovo stop alla villa della Magia, qui si con ampio ristoro. É il primo vero punto d’incontro tra gli storici; mi fermo a parlare del libro con Simone Granchi della premiata famiglia Granchi/Sammontana.
Intanto il Tasso prosegue con i suoi filmati e punzecchiare la faccia storica della Panoramica (il Nanni).
Riprendiamo e, dopo l’attraversamento di un tratto sterrato, affrontiamo una serie di strappi, di cui uno nuovo, ripassando dal luogo dove l’anno scorso si consumò la tragedia.
Un senso di straniamento colpisce me, ma anche gli altri della Squadra Vintage che pedalano con me. Siamo ormai nella piana dei vivai, massima attenzione nel non perdersi.
Davanti il gruppo dell’AVIS Verag di Prato, poi la famiglia Granchi e noi a seguire.
Filiamo bene per diversi km, finchè non arriviamo in prossimità di un nuovo ristoro. Qui si serve salciccia in abbondanza e i Chianini sono già col panino in mano (Roberto è soddisfatto).
Ripartiamo al seguito dei Granchi, ma ben presto restiamo soli. Al termine delle Cascine di Tavola, dopo aver trovato accordo con alcuni del gruppo del Parione, ci raggiungono i
Panoramici, con i quali ingaggiamo tenzone sui vialetti della villa di Poggio a Caiano.
Siamo alla parte finale. Risaliamo verso la Serra, con un iniziale allungo del Gentleman, su cui si riporta Coliandro, in ottima condizione.
Rientriamo su un Parione e restiamo in 4, col Tasso. Provo l’allungo prima della rotonda ma vengo saltato da Coliandro proprio negli ultimi centimetri.
Il Tasso tira dritto e, come direbbe Brunello, si ritira; evidentemente i 200km del giorno
prima si sono fatti sentire, mentre Coliandro attende Brunello. Discesa verso l’Arrendevole.
L’Arrendevole. Un totem a cui sono particolarmente legato, che caratterizza in modo unico la Medicea. Quel piede a terra di due anni fa grida ancora vendetta, e il mio amico mediceo Alessandro non manca occasione di ricordarmelo ogni volta che ci incontriamo. La Medicea è anche questo, nel pieno spirito toscano, tra ironia e sagacia.
Il caldo si fa sentire, ma stavolta il fisico risponde bene. Alta scuola di sartoria e
lentamente salgo. Non ho, quest’anno, il riferimento di Max davanti a me, ma per fortuna le macchine non sono un intoppo. Punto critico, dopo il bivio per Camaioni, il ristorante, da cui provengono suoni di festa. QUalche bambino, elegantemente vestito, per la via, voglia di scendere e giocare con loro per dimenticarsi dell’oblio, ma sono in bici e manca poco. Arrivo in cima, anche quest’anno ce l’ho fatta.
Mi attende il Roselli, spuntato non si sa da dove come un folletto in scooter, che mi indica un punto imprecisato oltre il viale alberato. I fotografi cercano di immortalarmi ma io sfuggo, preso come sono dal miraggio dell’ultimo ristoro. Solo lì, al ristoro, mi placo, questo timbro sembra fatto d’oro, tanto è prezioso. Lentamente arrivano gli altri, vengono a rifocillarsi, gli avventurosi che si sono spinti fin quassù.
Ricomposto il gruppo discesa verso il Poggio alla Malva e i suoi strappi. Arriva Arrighi e
sulla sua schiena la risalita verso Comeana. Sembra un tranquillo finale, ma come annunciato dall’organizzazione, in concomitanza con il nostro rientro incrociamo una gara giovanile che ci viene incontro. Veniamo bloccati insieme ad un “baldo giovane” mediceo. Passata la tempesta riprendiamo e teniamo alto il ritmo, poca voglia però di fare la volata sull’ultima rampa.
Arriviamo tutti insieme e siamo medagliati. L’ultima nota per la birra che, finalmente, appare in una ciclostorica toscana. Al pari dell’Artica anche alla Medicea viene offerta una birra fresca, che mi ripaga di tutto lo sforzo fatto.
Sono soddisfatto, è stata un’altra bella edizione della Medicea, che trova nel sabato e nella sua originale versione della crono vintage un valore aggiunto di prestigio.

Eroica Montalcino 2018

Il Sabato del Villaggio

Dopo due anni di assenza torno all’Eroica di Primavera, che nel frattempo ha modificato il nome e la location in Montalcino. L’assenza dell’anno scorso, con il solo viaggio per recuperare il pacco gara, è stata ampiamente ricompensata.

Il sabato trasferimento con Max e preso possesso della stanza del BnB PROPRIO sulla linea di Partenza (altra fortunata prenotazione).

Mentre Max recuperava i pacchi gara e i bigletti per la cena degli Eroici mi sono diretto verso il mio grande appuntamento del Sabato del Villaggio: lo spettacolo di MB.

É anche la prima occasione d’incontro dopo la pubblicazione del Diario di Coppa e sono molto soddisfatto nel consegnargli le copie.

L’atmosfera è di festa. La piazza sta assistendo al termine del concerto dei Tete de Bois, orgogliosamente supportati da GB Baronchelli e Ricky Gianco, il tutto orchestrato da Marco Pastonesi. Incrocio Giancarlo Brocci e molto timidamente gli lascio copia del libro. Giancarlo accetta il dono, chissà cosa avrà pensato di questo ennesimo Eroico con la mania dello scrivere.

Intanto è arrivato il momento di MB. Complice la presenza di Giovanni il narratore tosco-veneto mette in scena uno dei suoi cavalli di battaglia, il Nencini sul Gavia (Giro 1960). un quarto d’ora intenso, pregnante, in una piazza in movimento e con tanti bambini. Il banchetto della casa editrice viene preso d’assalto e “1961” è molto gettonato.

Ormai sono lanciato e abbordo anche Pastonesi, a cui elargisco copia del mio libro.

Intanto Max mi ha raggiunto e insieme abbiamo assistito allo spettacolo di MB.

Gli spettacoli sono finiti, la gente si dirada, ma è ancora presto per la cena degli Eroici. Unito a noi anche Filippo girelliamo tra gli stand del mercatino. Ecco il Caverni, ecco Gios, in tutto il suo splendore d’acciaio. Curiosiamo, ingannando il tempo e in cerca di un posto dove fare l’aperitivo.

Siamo a Montalcino si, ma una birra fa gola ancor di più, e così all’Eroica Caffé stappiamo una bella bottiglia di Birra Menchetti.

Alle 20 ci separiamo, non prima di aver fatto la foto ricordo davanti allo striscione della manifestazione.

Come a Siena per il Palio anche qui sono i quartieri che organizzano la cena eroica e noi capitiamo in quella in cui è presente il Brocci, il quale appena mi vede boffonchia qualcosa, riconoscendo l’eroico scrivano seriale.

Menù ampio e rinforzante, ottimo per creare carburante per il giorno seguente. Con Max ci conversiamo con due gemelli milanesi che non hanno grandi ambizioni per la corsa. Poche uscite nelle gambe e un po’ di timore per le discese sterrate, che uno dei due ci confida affrontare a gambe aperte senza i piedi nelle gabbiette.

É tempo di dormire, le bici sono pronte e i numeri attaccati sulle maglie.

La Corsa

La Partenza è ancora lontana, ma il sole è già entrato dalle finestre del sottotetto dove abbiamo dormito. Ci prepariamo, colazione, sistemate le borse e… siamo in ritardo, la corsa è partita. Timbro alla partenza ed incrociamo i Panoramici. Inutile dire che ci uniamo a loro per questa prima parte, l’euforia è già alta e si prospetta una giornata piena di risate.

É quindi un po’ a malincuore che con Max siamo costretti a lasciare la compagnia quando il suo tubolare posteriore rende l’aria al cielo.

Max cambia il palmér con ancora il sorriso sulle labbra. Ripartiamo e gli sterrati in salita e discesa si susseguono senza sosta. É una bella prova per me, reduce come sono da questo lungo periodo di inattività. Il percorso da 96 km ho intenzione di farlo comunque, ma non so realmente quanto possa reggere. Al primo ristoro provvediamo a rigonfiare la ruota riparata e poi proseguiamo.

Prima di Pieve a Salti recuperiamo i Panoramici, fermi per la foratura di Brunello. Proviamo a restare con loro, ma poco prima della Terrazza su Buonconvento Max fora per la seconda volta. Lasciamo andare i ribaldi e arriviamo con calma al ristoro dopo la riparazione.

I Panoramici stanno ripartendo al nostro arrivo, non è il caso per noi d’insistere subito, la Bergamin di Max ha bisogno di supporto.

Buonconvento, i ricordi birrari, il Villaggio della Birra, il TNT Pub con foto.

Abbiamo da poco superato Buonconvento quando Max fora per la terza volta. Per fortuna che avevamo appena preso un nuovo tubolare all’assistenza e tutto si è risolto con l’ennesima prestazione del novello meccanico.

Comincio ad essere stanco e il caldo a farsi sentire. L’attraversamento della tenuta Frescobaldi è un po’ sofferta. Al successivo ristoro mangiamo e beviamo in abbondanza. Anche qui troviamo i Panoramici in partenza al nostro arrivo.

Torniamo definitivamente su asfalto, che intanto ribolle, e risaliamo verso Sant’Angelo Scalo.

Mi ricordo di un tremendo tratto di sterrato fatto qualche anno fa in quella zona, ma soprattutto mi ricordo della fontana al suo termine. Ci fermiamo, ci bagnamo e mangiamo. In quella calura anche la leggera brezza sotto le fronde è ristoratrice.

Recuperato un po’ ne troviamo tanti per strada fermi all’ombra, anche chi in precedenza baldanzoso affrontava gli sterrati con acrobatici giri di pedivella. Noi scendiamo rinfrescati, e l’ultimo tratto di sterrato ci porta fino a Castelnuodo dell’Abate. Tra le vie impervie del borgo l’ultimo timbro e l’ultimo ristoro prima di Montalcino. Al timbratore chiedo quanto alla fine. 9 km, mi risponde, quasi un’eternità. Riprendiamo la strada insieme a due, gli unici due, dell’Avis Verag di Prato, che mostrano in bella vista il loro scudetto di Campioni della Coppa Toscana Vintage.

É l’ultima fatica Al termine della discesa una serie di strappi che introducono alla salita finale verso Montalcino.

Max allunga, questo è il suo terreno alla Indurain. Io prendo il mio ritmo, che non è un gran ritmo, ma è un ritmo, e vado. Arrivo a Montalcino quasi per caso, dopo un lungo inseguimento a distanza.

Entriamo insieme nel borgo. Lo striscione dell’ultimo km ci abbaglia. La piazza ci accoglie e con essa i Panoramici, reduci dallo spritz. Caloroso saluto ai cronometristi (grossetani in trasferta) e medaglia ricordo. É finita.

Poi le docce con i Panoramici (ebbene si anche i ciclisti si lavano), il pranzo con Filippo e il rientro a Firenze, tutto in un rapido e distaccato allontanamento dalla fatica, ma lasciando inalterato il gusto dell’impresa.

Prossima stazione: Carmignano, la Medicea e l’Arrendevole.

L’Esilio

La trasferta a Bibbiena per il nuovo lavoro ha avuto in partenza il sapore dell’esilio. Limitato nel tempo certo, ma pur sempre un distacco dalla famiglia e dalle mie abitudini.

L’ombra di Montaione, dell’anno di servizio civile, era ancora lì, e il senso di deja vù si è fatto sentire. Eppure sono passati oltre 20 anni, tanta storia e tanta bicicletta.

Già la bicicletta, la mia compagna su strada. Allora, a Montaione, rimase completamente fuori. Ripresi a pedalare dopo quasi un anno di stop.

Stavolta mi sono organizzato e ho portato la Spillo con me. La mia base, la Torricella a Ponte a Poppi, era proprio all’inizio della salita che porta a Camaldoli, il cui Eremo è tra i grandi santuari toscani, e che avevo già affrontato durante la GranFondo del Casentino 2017 in una giornata torridissima.

Il meteo della prima parte di Maggio non è stato dei migliori, ma quelle sere in cui sono salito in sella sono state molto piacevoli (grazie Andrea).

Nessuna ambizione nella ricerca dei tempi o delle prestazioni, solo il gusto di scaricare la testa e il fisico, di riprendere confidenza con il ciclista in me.

Ancora una volta la bici ha assolto alla sua funzione terapeutica. Gli scenari del Casentino, poi, hanno amplificato la cura e l’esilio si è trasformato in una trasferta più confortevole.

Alla fine le scalate a Camaldoli, non all’Eremo, non sono state molte, ma sufficienti per stare bene.

Ho sperimentato anche la Spillo con i nuovi copertoni da 30, che hanno superato la prova e dato una buona resa in discesa (anche col bagnato).

Leonessa

Fissato con Max partiamo alla volta di Pelago. La Quarta Leonessa, un altro passo in avanti con il percorso permanente segnato su tutto il percorso. Arriviamo in piazza e lascio Max a risolvere i suoi guai alla catena e mi dedico al lavoro di registrazione degli iscritti. Ormai prossimi alla partenza vado a prendere la bici e vedo passare Max con un tubolare in mano e la ruota posteriore a terra. Forare prima della partenza non è proprio di buon auspicio e si prospetta una corsa ancora più dura. Fa effetto veder partire il gruppo e restare lì fermo. Saluto i Medicei, Paolo e Leonardo, finché anche Max riesce a tornare in sella. Finalmente partiamo, insieme a Leonardo, il carro-scopa del Lungo. Le mie gambe girano bene, non so quelle di Max che è nel bel mezzo di un raffreddore. Comunque siamo in sella e questo è già un buon segno. Discesa conservativa fino a Sant’Ellero, poi la prima asperità della salita a Colle. In lontananza cominciano a vedersi i primi ciclisti. Max tiene, anche se un pensiero alla ruota posteriore permane. Raggiungiamo Luciano e il suo compagno Ribollito, e via via qualche altro attardato, tra cui qualche Panoramico. Al ristoro di Colle abbiamo ripreso la coda del gruppo, tra Medicei e Squadra Vintage. Messer Peugeot non è ancora nella forma migliore, mentre il Gentleman, splendido nella sua maglia di Campione, sgambetta già in scioltezza. Al ristoro mi lascio abbagliare dalla schiacciata con la finocchiona, ma come dice Ivo: “se la fornace è accesa si può mangiare tutto”. Riprendiamo la risalita verso Pelago. Incrocio ancora il Mediceo Alessandro e con cui scambio qualche battuta, poi mentre Max si ferma alla macchina a gonfiare la posteriore io attendo insieme a Yde, reduce dall’Eroica California. Max ha ritrovato un po’ di gamba e proseguiamo verso Diacceto e il castello di Ferrano. Nel tratto sterrato successivo recuperiamo definitivamente Messer Peugeot e il Gentleman. Timbro e foto e un po’ di ristoro. Qui più che in altri punti se sente la festa, con i Panoramici a dirigere l’orchestra. É anche l’ultimo momento faceto prima di entrare nel bosco e cominciare l’ascesa alla Consuma. Max va su del suo passo, io provo a tenere per un po’ un terzetto di Medicei, ma desisto. Intravedo un fantasma che assomigliava al Cance al bivio, poco prima del tratto duro, poi sono solo a scalare la montagna. Come fate appaiono delle ragazze americane che stanno scendendo lungo il sentiero che servono come ottimo diversivo alla fatica, la strada sembra più leggera, ma non so dire se fossero reali o solo frutto della mancanza di ossigeno. La schiena comincia ad urlare, ma la strada mi sembra meno dura degli anni passati. Poi, d’improvviso, ecco il ponticino sulla destra, il tratto duro è terminato. Mi fermo e attendo Max per qualche foto. Alla ripresa resta il bosco di Vallombrosa. Qui faccio un po’ più fatica e arrivo in coda al baffuto belga al bivio con la strada asfaltata. Attendo Max recuperando un po’, poi dopo non molto ecco il Gentleman e Messer Peugeot. Si riforma la Squadra Vintage e così proviamo a restare per il resto della corsa. Sono le 12,30 quando arriviamo al ristoro con timbro della Consuma. Davanti a noi i Modelli, ormai con un altro passo, e poi ecco Luciano e i Panoramici (con le loro bici anni ‘20-’30). Manca il Tasso, il Nanni ne ha approfittato insieme a Ivo e Brunello, tutti in buona forma.

Con la Squadra ripartiamo e affrontiamo con molta cautela il tratto sterrato in discesa, in cui anche Max, ottimo discesista di solito, si vede costretto a sperimentare i dolori alle mani per la frenata.

Torniamo sulla statale ed ecco Borselli, dove con il Gentleman e Max pieghiamo verso Pomino, mentre Filippo, lucidamente, devia per il percorso Medio. Ancora discesa, i Panoramici non sono lontani, si sente l’odore della gomme bruciata dei loro freni. S’intravede per un po’ il Nanni, mentre Ivo e Brunello li troviamo ad un bivio. Ma è solo un breve momento. Nonostante quelle bici, o forse proprio per quelle bici, i due s’involano. La discesa è lunga e mette a dura prova spalle e mani. Arrivati al bivio con la statale siamo accolti dalla calura. Un paio di km per arrivare al timbro e alla deviazione prima di riprendere in salita verso Falgano. Il Gentleman ne ha ancora e si porta davanti, Max procede del suo passo, mentre io cerco di trovare il mio ritmo. Rientro sul Getleman e proseguiamo insieme, ammirando oltre che i paesaggi anche la segnaletica nuovissima del percorso permantente. Non m’illudo, la salita è lunga e anche arrivare al ristoro di Poggio al Commissario non determina la fine, gli ultimi 10km nascondo delle insidie. Ritroviamo, come ciclisti di un tempo, i Panoramici fermi ad una fontana. Ci fermiamo anche noi e dopo ampia bagnata, e aver recuperato Max, riprendiamo. Ancora qualche strappo che richiede la tecnica del sarto, poi ecco lo scollinamento e il ristoro. Virenque, in formato organizzatore, attende e sovrintende. Ristorati riprendiamo e arriviamo sulla statale a Diacceto. Picchiata in discesa e poi l’improvviso bivio per entrare nella tenuta di Nipozzano. Il senso di deja vu torna forte alla prima edizione, quando con Sergio affrontammo quel tratto sotto il diluvio. Stavolta la situazione è diversa, ma il percorso è sempre indigesto. Max, come detto buon discesista, da mostra delle sue doti, mentre con il Gentleman optiamo per una serena passeggiata in country style. Tornati in piano e ritrovato Max entriamo nel Borgo di Nipozzano e ancora mettiamo in mostra la nostra tecnica sulla ghiaia, con derapate al quanto controllate. Siamo alla fine? Forse. Tornati sulla statale ancora un breve tratto di discesa poi la deviazione a sinistra per tornare a Pelago. Gli strappi rallentano Max, mentre il Gentleman ne ha ancora. Arriviamo insieme in Piazza Ghiberti, un’altra Leonessa si è conclusa. Grazie Leoni!

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