Benvenuti in mare aperto

Or bene perché un blog?

Perché è tempo di continuare il viaggio fuori dalle mura del popolare social, di navigare in mare aperto, seguendo l’esempio di Corto Maltese.

Tranquilli, sempre di biciclette e ciclismo, ma non solo, si parlerà.

É tempo di dare maggiore respiro alle mie storie ciclistiche, cosa che un post sul popolare social non consente.

Mi sono reso conto di essere “lungo” nel raccontare, cosa che è mal vista dai naviganti del social: troppo tempo per leggere le mie cronache.

Al tempo stesso, però, i racconti generano sempre interesse e allora è giunto il momento di uscire da quel palazzo e provare a creare una mia “officina letteraria”, dove montare brani di storia, polvere, sudore e tanta passione.

Cosa troverete qui?

In primis le mie storie e cronache delle ciclostoriche, quelle non mancheranno mai.

Poi… racconti e commenti ciclistici, ad ampio raggio.

Ho un paio di sogni nella borraccia della bicicletta e questo blog è il primo passo per dare sostanza a quei sogni.

I prossimi mesi saranno di sviluppo, sia del blog che di altri progetti, a tempo debito ve li presenterò.

Per adesso fate attenzione alla barba del ciclista, e ai suoi occhi, oltre la barba.

articolo

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#libro 2

Ci siamo. La lavorazione è finita. Nel fine settimana l’ordine on line e poi non resta che aspettare. L’appuntamento è per la Leonessa (29 Aprile).

Un altro lungo viaggio che si conclude, fatto di tanta memoria e di ore passate a limare i pixel con quel gran strumento editoriale che è Scribus.

Il titolo? semplice ma d’impatto, mi è venuto fuori presto e tale è rimasto: Diario di Coppa.

Sottotitolo infinito, ma proprio perchè sottotitolo esplicativo va bene così.

Molta della grafica è pensata in ottica vintage, agli anni ’70 dell’editoria o della memoria che ne avevo ancora.

Nei prossimi giorni pubblicherò la copertina, frutto dell’elaborazione grafica di Leonardo Certini (un Leone della Leonessa).

Prologo Coppa Toscana Vintage

Finalmente la Primavera, fresca ma pur sempre Primavera, che porta con sé una nuova edizione del Prologo della Coppa Toscana Vintage. Reduce da poche ore di sonno, per la trasferta bolognese per la prima di ‘1961’ di MB, parto direttamente da casa per raggiungere i Renai, mia palestra di allenamento durante buona parte dell’anno. Non sono troppo ingolfato e la bici risponde bene.
Arrivato al punto di ritrovo è bello rivedere tutta la truppa dei Medicei, i Leoni, il folto gruppo dell’Avis. Qualcuno comincia ad alleggersi, mentre il Tasso sta già stuzzicando il Mito Nanni (il suo più grande incubo, ma anche il suo più grande stimolo, Brunello dixit). Ma… qui manca qualcuno, dov’è il resto della Squadra Vintage? Poi il sospetto, tramutatosi in certezza quando guardando il telefono mi accorgo che avevo cannato completamente l’appuntamento ed erano là ad aspettarmi…
Monto in sella e riprendo gli sterrati dei Renai. Incrocio qualche altro storico che sta arrivando, ma dei miei ancora niente. Raggiungo Luciano e i suoi Ribolliti che mi confermano che il resto della Squadra è poco più dietro. Non corre molto tempo che incontri Messer Peugeot e il Gentleman, con il primo intento a riparare una foratura. Forare ancora prima del Prologo, qui bisogno decidere se sia di buon auspicio e ira funesta che tratteggia la sua Coppa.
Riprendiamo insieme e arriviamo ai Renai. Il gruppo si è nel frattempo fatto più folto. Il lavoro di segreteria per Paolo dei Leoni si è completato e si appresta a salire in sella. Il Gladiatore Rudy ha un sorriso a 32 denti molto contagioso e anche Federico è pronto a guidare il peloton. Ma il Tasso?
Per adesso giù dalla sella, qualcuno deve pur fare il lavoro sporco di trasporto.

Ci siamo, qualche minuto oltre le 10 la comitiva si mette in moto e comincia il Prologo.

Il passo è assolutamente da passeggiata ed è il momento di scorrere il gruppo per fare un po’ di chiacchere e riallacciare rapporti. L’aria è fresca, ma appena cala il vento il sole caldo comincia a farsi sentire e con esso il sospetto di essermi vestito troppo. Ho addosso la maglia di campione belga, roba da Artica (Gennaio) non da Classica di aperta di stagione. Mi alleggerisco per quanto possibile. Il lungo serpente piumato si snoda dagli sterrati dei Renai fino alle Cascine, dove sbatte contro il mercato quaresimale che impone una deviazione, ma il punto di ristoro non è lontano.
Si, è una passeggiata, ma un ristoro non può mancare. Rifocillati i ciclisti è il momento di puntare decisi verso il centro di Firenze, per fare passerella tra le vie invase dai turisti.
Lungarni fatti in mezzo al traffico, che mal tollera questa invasione di critical mass vintage, per arrivare in via Tornabuoni. Il Tasso si gioca l’effetto sorpresa e risale la lunga fila in Mobike, ilarmente sbeffeggiando il suo gruppo dei Panoramici e riprendendo tutto a futura memoria videografica.

Piazza Duomo, è il momento di impattare con il turismo di Firenze.

I vigili ci osservano con sguardo sbilenco ma lasciano fare. Siamo eroici e arditi e quindi non temiamo di infilarci nel budello di Via Calzaioli, per fortuna non ancora saturo. Scansando fioriere e pedoni, gelati e panini arriviamo in Piazza della Signoria. Qui i selfie e le foto con i turisti si sprecano, con Mirco dei Chianini particolarmente richiesto. Ripartiamo, non senza una manovra azzardata di qualche Panoramico che rischia il colpo da bowling sotto il David. Raggiungiamo l’Arno e torna la critical mass vintage; Non tanto critica, però, quando incoccia col flusso pedonale del Ponte Vecchio.
Foto di gruppo su ponte (Santa Trinita), per l’ilarità dei passanti e le imprecazioni degli auto-muniti, e riprende la lenta danza verso le Cascine. Il Tasso non è ancora soddisfatto, con la sua bici moderna vorrebbe ingaggiar singolar tenzone su per le rampe del Piazzale, ma non trova sponda.
Si accontenta del GPM del passaggio pedonale sopra il sottopasso delle Cascine, anche se non si accorge che l’elegante Jean Parents ha già svalicato prima di lui.
Ma siamo agli ultimi fuochi, il Fosso Bandito è lì a pochi metri e attende i pedalatori per il lauto pasto.
Lascio la compagnia, a malincuore, chiamato altrove. Me ne vado però con il sorriso sulla bocca e la piacevole sensazione che la stagione ciclostorica stia per partire nel migliore dei modi, il vento del mattino è stato generoso.
Tra un mese la Leonessa, si parte!

É Primavera…

..svegliatevi bambine! cantava una vecchia canzone popolare fiorentina.

La tanto attesa Primavera, almeno da calendario, è arrivata.

Non ancora a livello meteo, presa com’è nel mezzo dall’ultima coda dell’Inverno, che tarda ad andarsene.
Domenica il passaggio dell’ora segna, almeno per me, anche il termine delle rullate indoor e l’apertura degli allenamenti alle Cascine (powermeter docet).

Fa strano, riflettevo col Presidente Lorenzo, come quest’anno, in tutto il mese di Marzo, non succedeva da 10 anni, non ci sia stato un solo raduno Uisp su strada.
Il maltempo di questo periodo ha fatto scontare, con gli interessi, l’ottimo inverno del 2017.

Da domenica, dopo la Gran Corsa, si torna, finalmente, a parlare vintage, col Prologo della Coppa Toscana. 20 km tra i Renai e il centro di Firenze, a mostrare biciclette e maglie colorate.

La Squadra Vintage ha già mosso i primi passi e, a parte Messer Peugeot che viene da un inverno complicato, sono tutti pronti.
L’attesa sta per finire, Luciano non si tiene più e ha già mostrato la sua splendida Montelatici con cui parteciperà all’evento.
Anche il Gentleman ha recuperato dall’eroico infortunio, e ha già dato prova di resistenza alla Milano-Sanremo.

Ancora qualche giro d’orologio, quasi una porta girevole temporale, poi sarà il momento di partire per la nuova stagione ciclistica.

Anch’io, come Luciano, non vedo l’ora.

Inclinometro

Un altro salto nel passato l’ho compiuto tra venerdì e sabato.

Avevo recuperato qualche settimana fa alla FBB un piccolo, ma geniale, supporto, detto inclinometro,

ovvero una vera e propria livella graduata da applicare al manubrio.

Mi ricordo quando montai il primo sulla Bianchi da corsa. All’epoca non c’era il Garmin che riportava temperatura, inclinazione della strada, dislivello, percentuale altimetrica.

C’erano questi piccoli gioielli che avevano ancora un senso di antico, di arrangiarsi con quello, una livella da muratore, che si trovava.

Ancora adesso ritengo che mi sia servito, per capire la pendenza di qualche strada, per capire i rapporti da usare, se ero troppo stanco oppure riuscivo a saltare bene lo strappo che tante volte avevo affrontato.

Averlo potuto montare sulla Spillo ne tratteggia già la destinazione: Tirli.

C’è ancora tempo e lo proverò nei prossimi mesi, intanto ho fatto, un altro, tuffo nel passato.

#libro

Lo stadio della lavorazione è avanzato.

L’obbiettivo è presentarlo per il Prologo della Coppa Toscana Vintage, 25 Marzo.

Per il battesimo, probabilmente, se ne riparla per La Leonessa del 29 Aprile.

 

My San Remo

Una serata sul divano a cercare l’erede della Scimmia, a sperare in un colpo di coda della Zilli o in un tuono di tromba di Roy Paci.
Poi torni per un attimo indietro e ti ricordi delle canzoni a pedali, perché San Remo è anche, o soprattutto, la Classicissima di Primavera.

Mi perdo in Bartali di Conte o in Diavolo Rosso, sempre di Conte, ma nella variante fisarmonica e voce di Ceck e MB.
Ancora in Alfonsina (Strada) e la Bici, cantata dai Tète de Bois o Pedala di Fankie Hi-Nrg. Poi le canzoni di Gimondi (e il cannibale) di Ruggeri, di Pantani (E mi alzo sui pedali) degli Stadio, Girardengo (il bandito e il campione) di De Gregori, fino a Bicycle Race dei Queen.

Si, musica e bici hanno legato qualche volta.

 

Artica e nebbia

Sono tornato all’Artica, un anno dopo e senza MB. Avevo voglia di tornare a respirare l’atmosfera veneta delle ciclostoriche, che tanto mi era piaciuta l’anno scorso. Già, è passato un anno. Nel mezzo tante corse e l’Impresa all’Eroica.

Ma questo è un anno nuovo, si riparte, come ogni anno, da zero, con nuovi miraggi e qualche sogno sotto la sella. Un po’ di smania per misurarsi con se stessi, per capire a questo punto dell’inverno se l’allenamento fatto finora è stato giusto e sufficiente. Certo, non sarebbe stato necessario arrivare fino a Lonigo per capirlo, ma la voglia di tornare in sella col numero sulla schiena è una grande spinta.

Vuol dire, anche, che ho smaltito la ‘sbornia’ dell’Eroica.
Capisco l’intima frenesia di Giovanni che attende la Gran Corsa e s’inventa un’Anteprima (11 Febbraio a Settimello). Capisco l’entusiasmo di Luciano, che non sarebbe mai sceso di sella se avesse potuto, inseguendo una stagione infinita come quella 2017 che gli ha regalato molte soddisfazioni.
Riprendo senza la Squadra Vintage, ancora apparentemente in letargo. Solo apparentemente però, ognuno di loro sta preparandosi alla nuova stagione e per il Prologo della Coppa Toscana Vintage (25 Marzo) saranno pronti.

Che differenza con l’Artica 2017! Intanto gli organizzatori hanno deciso di togliere il percorso più lungo (108km), forse troppo lungo e impervio per questo periodo dell’anno. Non che il Classico Artico (55km) sia da meno, i Colli Berici sono sempre delle lame affilate. Per fortuna quest’anno non ghiacciate.
Per la prima volta trovo un pacco gara con la birra (vera rarità) e che porta sulla musette il logo della grande ditta vicentina di gioielleria ciclistica.
Altra novità il numero chiuso a 400 iscritti (poi aumentato a 450 per le numerose richieste), per mantenere un certo standard di qualità.
Simpatici e gogliardi gli Artici, ma del resto in quasi tutte le ‘corporazioni’ delle ciclostoriche la parte goliardica è rilevante (penso, per esempio, ai Chianini e ai Panoramici).

Un’Artica diversa quest’anno, niente ghiaccio, ma nebbia.
Ero rimasto al ghiaccio del ’17, all’equilibrismo spinto per affrontarlo. Mi trovo, invece, nella nebbia (el ‘caigo’) del ’18, che promette solo 100m di visibilità, roba da Coppa Cobram di Fantozzi. Ma qui non siamo in un film, qui c’è da pedalare e restare in strada, oltre che in sella. Mi sono fornito di luci, quasi la dotazione da Eroica.
Parcheggiata la macchina vicino alla zona pranzo come l’anno scorso. Un sacco di tempo per vestirsi, cade anche la bici e si graffia la sella nuova (tanto prima o poi doveva capitare).
Finalmente riesco a muovermi, mancano 5′ alla partenza. Arrivo in piazza e la banda sta suonando per scaldare, ulteriormente, gli animi. La nebbia non è fitta, ma l’umidità che si porta dietro mi conferma la buona scelta degli abiti pesanti.
Parte la corsa e lentamente il serpentone si stende lungo la strada. So che mi attendono 20km di pianura, tra campagna e lungo i fossi. Riesco a destreggiarmi un po’ risalendo la correre, finché davanti mi si evidenziano due maglie note, una celeste ed una bianca, dalla struttura imponente. Non ci sono dubbi sono Chianini. Saluto Mirco e ci mettiamo a chiacchierare, mentre davanti Roberto è impegnato in un confronto “pesante” con Gambarù. Il bivio, però, tra Lungo e Corto arriva presto e mi separo dagli amici della Val di Chiana. Arrivo al primo ristoro e cerco di restare leggero. Riparto dopo il timbro ed ecco la prima sorpresa, un cambio di strada che porta ad una serie di strappi in sequenza su pista ciclabile tra vigneti e bosco. Ringrazio di aver avuto l’accortezza di non avere ceduto alla gola a questo primo ristoro. Sono passati 20km, il tratto pianeggiante è alle spalle, da ora in avanti si comincia a salire sui Colli Berici. Mantengo il fedele 41 anteriore e alterno i rapporti dietro. La prima salita impegnativa, in asfalto ci porta in alto, sopra la nebbia. Un sole, quasi primaverile, ci accoglie fino al limitare del bosco, dove, con una deviazione a destra, veniamo buttati su un sentiero coperto di foglie. Da qui qualche km tra strade secondarie, brevi strappi e poco asfalto. I colori non sono quelli invernali, ma di un tardo autunno, dove il marrone prevale ancora.
Attenzione alle discese con brecciolino, ma senza ghiaccio quest’anno. Altra devizione nel bosco quando ecco apparire il nuovo ristoro presso la cantina vinicola (km 30).

Qui ho ceduto, mi sono fatto trascinare dal mio lato veneto e provato tutto quello che veniva proposto (pan mojo, trippa e cabernet)..

Ripartire dopo tali assaggi? Certo, mi sono detto, per una volta mettiamoci alla prova, mangiare ai ristori e continuare la corsa come se niente fosse. Lo strappo successivo al ristoro è stato subito un buon test. Le gambe, però, giravano ancora. Qualche km ancora, sopra i colli, con la nebbia in lontananza. In prossimità di una discesa nel bosco, in sterrato, un nuovo stop, stavolta dal birraio della Birra Cimbra, co-sponsor della manifestazione. Così mentre un duo jazz allietava gli storici mi sono bevuto piacevolmente un radler (solo un bicchiere in verità). L’atmosfera, e la compagnia, è quella buona, sarei rimasto lì fino a sera, ma l’stinto del ciclista ha avuto il sopravvento sul birrante e, mestamente, sono tornato in sella.
Mi sono risvegliato anche molto velocemente dal canto della sirena, vista la discesa tutta ciottoli che mi sono trovato davanti. La corsa riprende, torno a spingere e gli strappi sono un ottimo antidoto per smaltire i peccati di gola. Ogni tanto trovo qualche lama verticale in asfalto che supero ricamando un po’ con la bicicletta, l’esperienza dell’Arrendevole è sempre lì come monito. Supero il tratto che l’anno scorso avevo trovato ghiacciato (foto storica) e il tratto in discesa che porta all’ultimo ristoro di giornata (ca km 40). Ricordo bene come questa sia una fatica culinaria di tutto rispetto (polenta e baccalà, croste di formaggio arrostite e vino bianco). Fedele al mio proposito, ma anche cosciente che di strada in salita ormai poca da fare, mi lascio nuovamente sedurre. Satollato riparto, nonostante tutto sono sempre nel gruppo di testa. Breve tratto in discesa e poi l’ultima rampa. Si torna in mezzo al bosco, di salita solo pochi metri poi lunga discesa verso la valle. Tornato in pianura provo a fare un po’ di ritmo, ma c’è qualcosa che non va, sono un po’ imballato.. Evito di domandarmi il perché, so già la risposta. Trovo un buon passo e seguo le ultime indicazioni per arrivare al paese. Lungo la ciclabile del fiume (decisamente secco) considero che la “festa” sta volgendo al termine. In paese lo striscione di Arrivo è lì ad accogliermi con un bicchiere di prosecco. Gli organizzatori si complimentano. Ultimo timbro e la corsa è finita, manca solo il pasta party, organizzato dagli Alpini. Ho scritto Alpini, e sull’esperienza dell’anno scorso so già che le porzioni saranno notevoli. Pasta al sugo, musso (asino) e polenta e verdura giusto per rintegrare le energie spese. Il resto è un lento allontanamento dalla gogliardica magia artica; un mettere a posto le cose e riprendere la strada di casa, per la lunga trasferta di ritorno in Toscana.
Una favola di metà inverno l’Artica, ciclistica e gastronomica, dura lasciarsela alle spalle.

Partecipazione al Bicicletterario

Bene, ho appena inviato il mio racconto per il Concorso Letterario.

Se ne riparla a Giugno.

Ero un po’ titubante se partecipare quest’anno, poi avevo un racconto pronto e mi sono detto che era il momento che anche lui, come un figlio, pedalasse un po’ da sé.

Al momento non posso aggiungere altro, né sui personaggi né sull’ambientazione temporale. Posso dire però che mi sono divertito a scriverlo, mettendo insieme la mia passione per la Storia ciclistica e qualche trama di Letteratura.

Vediamo quanto a lungo riuscirà a pedalare, frutto anche di questo blog, officina ciclistica di parole ed emozioni.

 

So long Etrusca

La notizia diffusa ieri che l’Etrusca cessi di esistere ha lasciato molta tristezza. Era una corsa ben organizzata, i percorsi e paesaggi molto interessanti ed evocativi. L’avevo già inserita nel mio calendario 2018 e attendevo solo di sapere la data per iscrivermi.
Purtroppo non sarà possibile, posso solo ricordare questa bella corsa con il resoconto dell’esperienza del 2017. So Long.

Etrusca 19.03.17
Bolgheri (Li)
L’Etrusca rientra nella mia scoperta di nuove corse, come l’Artica di Gennaio. Sono passati due mesi eppure sembra una vita fa. Al gelo si è sostituita la Primavera e l’abbigliamento è decisamente più leggero e meno ingombrante. Due Miti da affrontare, Bolgheri e Volterra, uno letterario e uno storico-ciclistico. La mia sfida, oltre a completare il percorso Lungo per cominciare ad assimilare queste distanze, è arrivare in Piazza dei Priori, salotto buono di Volterra, con la Rossin. Mi aspetto vento dalle Saline, ma anche i tratti in salita precedenti non sono da sottovalutare.
Costa degli Etruschi, quella parte di Maremma non lontana dalla balneare, ed estiva, Follonica. Costa degli Etruschi, altra parte della Toscana così vicina al ciclismo. Il modello però non è tanto quello della gara dei Pro o di Bettini, quanto l’Eroica, in particolare quella di Primavera, spostata verso il mare.
Trasferta all’alba, in altre occasioni avrei pernottato in zona, stavolta ho voluto provare il trasferimento direttamente la mattina stessa, l’orario di partenza lo consente. Lascio scorrere i ricordi durante il viaggio, cerco nella memoria i primi versi della poesia di Giosué Carducci (Davanti a san Guido):

I cipressi che a Bòlgheri alti e schietti
Van da San Guido in duplice filar,
Quasi in corsa giganti giovinetti
Mi balzarono incontro e mi guardar
[…]

É vero, quando arrivo in macchina al Viale dei Cipressi, partendo da San Guido, non posso non rimanere affascinato da questi alberi secolari, ed i 5 km che servono per arrivare a Bolgheri mi danno il tempo di calarmi mentalmente nella nuova avventura.
All’ingresso del borgo le facce note dei Medicei ad accogliermi. Parcheggiato e recuperato il pacco gara è tempo di portarsi alla partenza. Bolgheri è un piccolo gioiello turistico e l’invasione degli eroici è una festa nella festa. In partenza mi aggrego ai Leoni, che però perdo presto, complice anche il primo tratto in salita sterrato che fa subito selezione. Mi trovo col mio compagno di questi momenti, Alessandro della Medicea. Quando torniamo in pianura lui si ferma ad aspettare gli altri Medicei, tutti interessati a fare il percorso Medio. Per me, che ho intenzione di fare il Lungo, segue la regola del Pieraccioni, via del proprio passo e brevi stop ai ristori. L’obbiettivo è la salita di Volterra, ma prima di arrivare a Saline, da dove comincia l’ascesa, c’è ancora molta strada e altre due salite. La prima si presenta dopo poco, ed è quella verso Casale Marittimo venendo da Bibbona. Strada impegnativa, con tratti anche a doppia cifra. Le gambe girano, ma la fatica è tanta. In pochi km già due arrampicate. Proseguo, tirandomi su i manicotti e rispolverando il foglio di giornale. La temperatura è mite, ma il vento è fresco. Fondo valle, tratto in asfalto, poi deviazione a sinistra e riprendo a salire. Stavolta però su sterrato e con rampe tutte in doppia cifra. Qui non resta che la tecnica del zig zag. Mi torna in mente l’Arrendevole della Medicea per durezza. Querceto è lì, sembra di toccarlo, ad invece c’è ancora un po’ di strada da fare girandogli intorno. Finalmente l’ultima curva e poi la spianata al limitare del bosco. Anche qui breve ristoro, giusto il tempo di veder passare qualche chianino (anche loro proiettati sul Medio) e riparto. Uscita dal borghetto e m’infilo nella discesa del bosco, scortato da auto d’epoca, non molto profumate. Finalmente libero da impedimenti riesco a scendere bene. Lunga discesa fino al bivio tra Medio e Lungo. Saluto idealmente gli altri e mi porto a destra. Tratto di raccordo fino a Ponteginori e da lì il lungo tratto pianeggiante fino a Saline. Sono 10km in cui faccio girare le gambe. Non è il momento di spingere, per quello ci saranno gli 8km successivi per arrivare a Volterra. I due che avevo passato in discesa se ne vanno, tirandosi il collo l’un l’altro, mentre io vado del mio passo. Alle porte di Saline trovo un eroico su Legnano intento a riparare una camera d’aria dopo la foratura. Arrivo a Saline e mi preparo. Lorenzo mi aveva avvertito, attento al vento. Vento e salita, un mix che può mettere in croce. Trovo il mio ritmo, alternando il 26 al 28 e affronto questo tratto con l’icona di Volterra negli occhi. Vento. Ascesa a Volterra. Sfido gli dei, ma Zeus non è disponibile. Mi tocca Eolo, un po’ contrariato. Lentamente, ma lentamente, Volterra si avvicina. Mi passano un paio di ragazzi della Brigata Prenestre. Poi mi passa un altro ragazzo della Brigata e dopo poco una ragazza, sempre di quel gruppo. Non faccio una piega. Continuo del mio ritmo, evito di ingarellarmi, basta poco con questi rapporti per andare in crisi. Ai tornanti, là dove possibile, giro largo. La strada è in mezzo a distese verdi ed ondulate quasi un indefinito tappeto. Tengo il mio passo ed intanto qualcuno sta cominciando a rimbalzare all’indietro. L’ultimo ragazzo della Brigata si è fermato per crampi, mentre la ragazza è sempre più vicina. Ormai siamo sotto le mura. Al bivio la recupero e me ne vado, fino all’ultima curva che immette nella passeggiata con vista. Arrivo in Piazza che sono le 12,25.
Ampio e sostanzioso ristoro in Piazza dei Priori. Poi ripartenza (dopo aver salutato Sergio dell’UC Piombino, reduce della Leonessa 2015). Adesso si può solo scendere, ci sarà al massimo da circumnavigare il colle di Volterra e tornare a Saline, penso. Discesa dal versante che di solito faccio in salita d’estate, e quindi la malefica freccia gialla che indica la deviazione a sinistra. Addio speranze di fare un rientro agevole. Lunga discesa con brecciolino, le mani sono messe a dura prova. Gli strappi successivi mi impiantano definitivamente. Gli altri con cui avevo cominciato la discesa sono già lontani.

Sono rimasto solo e non troppo lucido, la scalata a Volterra ha consumato molte energie.

“M’avete lasciato solo!” soffia il ciclista.
“T’avevi a venire!” replicano i Diavoli Rossi grancorsini battagliando con i francesi sul Turchino!.. il Turchino!.. la SanRemo!
“Stai calmo!” giunge l’eco di MB con la valigia in mano, pronto per la trasferta piemontese e le sue storie da raccontare, magari cercando Paolo Conte.

É il momento più difficile, non posso abdicare alla lucidità.

No, non mi rassegno, mi ritrovo insieme a Battista, il servitore di Achille Campanile, che ancora sta girando per il Giro del ’32.
No, non sono solo, anche quando sono solo. Così, lentamente, pedalata dopo pedalata, ritrovo un mio ritmo in salita e in discesa cerco la traiettoria meno sporca possibile. Non ho avuto modo di gustarmi gli scenari che si presentavano, troppo preso dalla strada, mi rifarò più avanti. Il ritorno su asfalto è la solita benedizione. La crisi sembra alle spalle anche se ancora non riesco a spingere come vorrei. Lungo tratto pianeggiante poi una discesa fino ad arrivare a Saline. Sono quasi senz’acqua e mi fermo a fare rifornimento in un bar. Quanto avrei voluto salutare la commessa con un “Paga Torriani!”. Recuperato un po’ riprendo verso Ponteginori dove c’è al deviazione. Poco prima sono stato ripreso da un gruppo di attempati ciclisti locali, dei veri e propri cagnacci. Con loro anche quell’eroico su Legnano che avevo salutato prima dell’ascesa a Volterra. Il gruppetto è ben assortito, ma non mi fido troppo. Sullo strappo che porta al bivio tra Medio e Lungo (c’è da fare adesso il resto del percorso Medio), allungo leggermente, e così in discesa, poi a deviazione a destra e si entra in un settore della Roubaix. Un pezzo di sterrato di qualche km che ci vede in fila indiana, con una motrice dalla maglia rossa. La selezione si fa da dietro, lentamente qualche vagone si stacca. A metà anch’io mollo, c’è troppa strada da fare ancora e serve lucidità per evitare buche e trabocchetti a quella velocità. Qualche metro dopo, anche il Legnano si stacca. Uniremo le forze per la seconda parte di questo settore finchè, del nostro passo, non rientreremo sui cagnacci al momento del passaggio su strada asfaltata. Breve tratto pianeggiante poi la strada comincia a salire in direzione di Casale Marittimo. L’idea di esser vicini alla conclusione è solo un miraggio. La strada s’inerpica e torna presto di moda lo zig zag, finché, allo scollinamento, deviazione a sinistra e riparte la rumba dello sterrato, con strappi e discese da Fiandre. Nuovamente le mani al limite. In qualche modo arriviamo a Bibbona, dove con Leone facciamo rifornimento d’acqua. I cagnacci hanno sbagliato strada, e sono senz’acqua. Quindi quando ci rincrociamo nuovamente sbuffano e sgrugnano. Li lasciamo andare e affrontiamo gli ultimi strappi. Agganciamo nuovamente quello della Brigata, ancora alle prese con i crampi. Poi l’ultimo strappo ed ecco il Viale dei Cipressi. L’arrivo a Bolgheri non è proprio una liberazione, ma si avvicina. É tempo di mettersi a sedere e mangiare, di fare festa con gli altri eroici e salutare Leone prima di riprendere la strada verso casa. Benedizione da parte dei Medicei e sono on the road.

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