Firenze – Modena 1940, tra mito e realtà. (part 4)

Altra penna, come stiamo vedendo, quella di Orio Vergani (anch’egli coppiano, ma più misurato), corrispondente al Giro per il Corriere della Sera. Meno iperbolica rispetto a quella del collega, più concisa e diretta, ma altrettanto evocativa: “Noi potevamo ‘tallonare’ i corridori, spiare la loro fatica, i loro spasimi, le loro crisi. Eravamo veramente i testimoni del loro dannato mestiere; li vedevamo lagrimare per la stanchezza, vedevamo minuto per minuto la vicenda crudele dei loro crampi, della loro fame, dei loro dolori di ventre e persino, bisogna dirlo, delle loro dissenterie. Fatica da galeotti, spasimi da fachiri; uno spettacolo talvolta crudele, orrendo, nauseante, da riferire sotto il mantello di porpora della retorica. Il cielo era grigio, le valli e i colli nascosti dalla nuvolaglia; il verde della campagna s’era fatto lugubremente bigio. La gente ai bordi della strada apriva già grossi ombrelloni di tela cerata verde. Cadevano le prime gocce di pioggia, diventate subito dopo fittissime e scroscianti, a tambureggiare sui teloni delle ‘capotes’ delle nostre macchine. Le pendici del monte già ruscellavano di improvvisi rigagnoli. Le nuvole si sfilacciavano fra gli abeti. Fu allora, sotto la pioggia che veniva giù mescolata alla grandine, che io vidi venire al mondo Coppi.1

Ecco la nascita del Campionissimo per antonomasia. Ecco le pedalate epiche che ne apriranno la strada al mito. E parlando di Epica, di eroi giovani e forti, tutti novelli Achille alle mura di Troia, ancora Brera: “E’ ancora solo Fausto: gli canta dentro la voce misteriosa: le gambe sono falconi miracolosi: il fiato è libero e lungo… Vero che ha gli occhi un po’ incrociatelli, ma Pavesi non sa. «Compensa, compensa la pedalata» gli grida per farsi sentire vicino. «Allez, Tegole, che sei un piccolo Dio.» Arriva tutto solo a Modena e la gente si guarda stupita. «Bravo», gli grida Bartali con voce sorda (sono tutti imbarazzati con lui: è avvenuto qualcosa di troppo grosso sull’Abetone, che è sempre stata la sua montagna). E Pavesi: «Bravo, bravissimo: però non dimenticare che Bartali è il tuo capitano.»”2

Si Bartali, il “vecchio” Ettore, è ancora il capitano e questo è bene che il giovane Fausto/Achille non se lo scordi durante tutto questo Giro. Del resto lo stesso Bartali nel Dvd che la Gazzetta gli ha dedicato nel 2005, recuperando una intervista televisiva con Gianni Minà, afferma: “ […] Se non c’ero io a portarlo lui era facile a demoralizzarsi…3

La domanda che a questo punto un appassionato, e che lo stesso Vergani si pone, è: “Bartali avrebbe potuto raggiungere Coppi? Si può crederlo perché, al termine della successiva salita che porta alla torre di Barigazzo (m.1221), Bartali aveva a sua volta superato quelli che prima lo precedevano e veniva con Didier, immediatamente alle spalle di Cecchi, superato da Coppi da un distacco di oltre due minuti. Mollo, Cottur, Canavesi e compagni erano indietro e Bartali appariva sempre più in vena come non gli accadeva da vari giorni. E’ probabile che il pensiero di non costituire un punto d’appoggio fra Coppi e gli inseguitori l’abbia trattenuto dal pigiare a fondo per non riportare i più diretti interessati a ridosso del fuggiasco solitario. Appena, infatti, alle sue spalle il gruppo dei primi ha stretto di nuovo il suo nodo, egli ha rallentato e non ha dato nemmeno una pedalata di più del necessario per rimanere con loro.”4

La ricerca dell’epicità fa accostare Coppi a Binda, all’epoca sul viale del tramonto, ma corridore di stoffa sopraffina. Capace di vincere 5 Giri d’Italia, per citar appena quello del 1930 (a cui non fu invitato, ma gli fu pagato il premio finale direttamente, per manifesta superiorità), e 3 Campionati del Mondo. Oppure viene avvicinato a Girardengo, altro pedalatore inesauribile, che negli anni ’20 aveva dominato in lungo e in largo vincendo anch’egli più volte il Giro d’Italia. Vengono seminati così i prodromi del “duello” che esploderà nel primo dopo guerra.5

La strada è stata tracciata. Il rivale italiano di Bartali è stato trovato; la sfida può essere lanciata e “cantata”. Occorreranno sei lunghi anni prima che il Giro d’Italia riprenda a percorrere le strade martoriate della nazione, ma lo scontro epico tra il giovane Achille e il vecchio Ettore, come li definirà Buzzati nel suo resoconto del Giro 19496, è inevitabile. Bartali “sconfitto”, ma mai domo, vincerà il Giro del 1946 e il Tour del 1948, a dieci anni dalla sua precedente affermazione in Francia, e a poco più di un mese dalla sconfitta da Coppi al Giro. Coppi astro nascente e inarrivabile del ciclismo nostrano e mondiale. Il Campionissimo e “l’uomo di ferro”. Tutto partì da qui, sotto “una pioggia sferzante, con un vento contrario e con un freddo ha paralizzato ben presto i meno forti7, nella terra di confine tra Toscana ed Emilia.

1 – Orio Vergani, Op. Cit. pag.11

2 – Gianni Brera, Op. Cit., pag. 120

3 – Dvd I Miti del Ciclismo: Gino Bartali, supplemento a La Gazzetta dello Sport, Milano, 2005

4 – Orio Vergani, Op. Cit. pag.12 – 13

5 – Orio Vergani: “Ma il tortonese era intanto già arrivato a Modena e conosceva già le gioie del primo trionfo e dei primi paragoni inevitabili con Binda e Girardengo, nomi mormorati in tono commosso dai vecchi tifosi.” Op. Cit. pag.13

6 – Dino Buzzati, “Dino Buzzati al Giro d’Italia”, Oscar Mondadori, Milano, 1997, pag. 144

7 – Orio Vergani, Op. Cit. pag.10

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: