Estate 1994. Tour du Lac

Le recenti notizie sui lavori della pista ciclabile intorno al Lago di Garda mi hanno smosso ricordi lontani, ma mai sopiti.
Estate 1994. Una torrida estate, come tante altre, ma stavolta accompagnata dalla bicicletta da corsa. La mia prima bici da corsa, una bellissima Bianchi in acciaio, color celeste, con pedali a gabbietta, ma cambio alle leve dei freni.
Ero arrivato sul Lago (Agosto) reduce dal frontale con una macchina (Luglio) in cui avevo rischiato di rompermi una gamba ma che, alla fine, mi era costato “solo” un cerchio nuovo e, soprattutto, il telaio piegato.
Le mani esperte del mio meccanico erano riuscite nel miracolo, a limitare i danni e renderlo ancora pedalabile, ed era stato possibile riassemblare la bici in tempo per portarla in vacanza.
Dopo qualche giorno mi raggiunsero il fido Max, mio sodale ciclistico, e Luigi, con la sua city bike ribattezzata per l’occasione Spigona.
Facemmo alcuni giri di prova insieme prima di dedicarci alla vera impresa di quell’estate, il giro dell’intero Lago.
Partimmo alle 8 di un giorno di lavoro, sperando, soprattutto nelle prime ore, di evitare il traffico dei vacanzieri che da sempre afflige in quel periodo dell’anno la statale. Discesa rapida e siamo sul Lago. Comincia la risalita verso Riva del Garda, sponda veneta. Superata la sua meta il trio si trova di fronte alla vera difficoltà di questo viaggio, ovvero le gallerie della sponda bresciana.
Proprio a Limone, dove attualmente stanno lavorando per la ciclabile, Luigi decise di continuare sulla statale, non avendo, a suo dire, la condizione per salire in quota, cosa che io e Max avremmo fatto non fidandoci della scarsa illuminazione in galleria.

Così, mentre il ciclista su Spigona si avventurava nelle gallerie, trovando l’aiuto dei fari di un turista straniero che lo accompagnò per un lungo tratto, noi due cominciammo la scalata. Ricordo che all’epoca il mio rapporto anteriore era ancora il 39, mentre dietro dovrei aver avuto al massimo un 26.

Non avevo certo le gambe di oggi e ricordo quell’ascesa come uno dei massimi sforzi fatti in assoluto in bicicletta. In pochi km, infatti, ci portammo dal livello del Lago a oltre 1500 metri di quota.

Ma non era finita.

Una volta raggiunta la sommità dovevamo continuare in alto, mantenendo il Lago sulla sinistra fino a trovare il bivio che ci avrebbe condotto a Toscolano Maderno, paese al termine delle gallerie. Era proprio in questo frangente che il cielo cominciò a rannuvolarsi e ad alzarsi un vento sempre più forte. Resistemmo fino alla prima pensilina di autobus che trovammo, poi fummo costretti a fermarci. Il vento divenne così forte e le nubi così nere che non si vedeva più il Lago. Eravamo finiti nel mezzo ad una tempesta, ben più di un semplice temporale estivo. Fradici e stupiti attendemmo che la burrasca terminasse e poi riprendemmo la nostra strada. Fiumi per le strade, con sassi e fogliame ad intralciare il percorso. Dopo qualche ora riuscimmo a tornare al livello del Lago e fare quell’ultima galleria che comunque ci toccava. Con Max avevamo studiato il percorso fin dall’anno prima, ma non avevamo le idee ben chiare su quello che ci avrebbe aspettato.

Ritrovato il nostro amico a Maderno, rapido pranzo a base di frutta e poi il lungo tratto verso Sirmione, passaggio a sud del Tour du Lac. Da Salò, sponda bresciana, la strada torna ampia e pianeggiante, molto diversa da quella che avevamo lasciato da poco.
Ricordo quelle ore come infinite. Cominciarono a venir fuori tutti i dolori possibili, non avendo ancora l’abitudine a quel tipo di distanza. Ricordo Desenzano, Sirmione, Lazise, Bardolino, Garda, fino a Torri, l’inizio dell’ascesa finale. Luigi a quel punto puntò direttamente alla salita, mentre io e Max ci buttammo su un aiuola e restammo lì per diversi minuti, ormai esausti. Erano quasi le 20, eravamo stati in sella quasi 12 ore. Alle 19.45 il sole stava cominciando a tramontare. Rimontammo in sella e cominciammo a salire. Quei 4 km li conoscevo bene, così Max, che li aveva fatti con me l’anno prima, ma mai come quella volta mi sembrarono infiniti. Arrivammo in cima che le campane della chiesa stavano suonando i rintocchi dell’ora, il sole stava tramontando dell’altra parte del Lago, lasciando un tramonto rosso dipinto sulle rare nuvole presenti. La preoccupazione di chi ci aveva atteso per tutta la giornata si sciolse in un sorriso e a tavola raccontammo la nostra avventura. Ancora adesso, a distanza di oltre 20 anni, quando incontro Luigi ci ricordiamo con uno sguardo di quel nostro viaggio, e con Max c’è da tempo l’idea di rifare l’impresa.

Si, le notizie che giungono da Limone sono molto interessanti.

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