So long Etrusca

La notizia diffusa ieri che l’Etrusca cessi di esistere ha lasciato molta tristezza. Era una corsa ben organizzata, i percorsi e paesaggi molto interessanti ed evocativi. L’avevo già inserita nel mio calendario 2018 e attendevo solo di sapere la data per iscrivermi.
Purtroppo non sarà possibile, posso solo ricordare questa bella corsa con il resoconto dell’esperienza del 2017. So Long.

Etrusca 19.03.17
Bolgheri (Li)
L’Etrusca rientra nella mia scoperta di nuove corse, come l’Artica di Gennaio. Sono passati due mesi eppure sembra una vita fa. Al gelo si è sostituita la Primavera e l’abbigliamento è decisamente più leggero e meno ingombrante. Due Miti da affrontare, Bolgheri e Volterra, uno letterario e uno storico-ciclistico. La mia sfida, oltre a completare il percorso Lungo per cominciare ad assimilare queste distanze, è arrivare in Piazza dei Priori, salotto buono di Volterra, con la Rossin. Mi aspetto vento dalle Saline, ma anche i tratti in salita precedenti non sono da sottovalutare.
Costa degli Etruschi, quella parte di Maremma non lontana dalla balneare, ed estiva, Follonica. Costa degli Etruschi, altra parte della Toscana così vicina al ciclismo. Il modello però non è tanto quello della gara dei Pro o di Bettini, quanto l’Eroica, in particolare quella di Primavera, spostata verso il mare.
Trasferta all’alba, in altre occasioni avrei pernottato in zona, stavolta ho voluto provare il trasferimento direttamente la mattina stessa, l’orario di partenza lo consente. Lascio scorrere i ricordi durante il viaggio, cerco nella memoria i primi versi della poesia di Giosué Carducci (Davanti a san Guido):

I cipressi che a Bòlgheri alti e schietti
Van da San Guido in duplice filar,
Quasi in corsa giganti giovinetti
Mi balzarono incontro e mi guardar
[…]

É vero, quando arrivo in macchina al Viale dei Cipressi, partendo da San Guido, non posso non rimanere affascinato da questi alberi secolari, ed i 5 km che servono per arrivare a Bolgheri mi danno il tempo di calarmi mentalmente nella nuova avventura.
All’ingresso del borgo le facce note dei Medicei ad accogliermi. Parcheggiato e recuperato il pacco gara è tempo di portarsi alla partenza. Bolgheri è un piccolo gioiello turistico e l’invasione degli eroici è una festa nella festa. In partenza mi aggrego ai Leoni, che però perdo presto, complice anche il primo tratto in salita sterrato che fa subito selezione. Mi trovo col mio compagno di questi momenti, Alessandro della Medicea. Quando torniamo in pianura lui si ferma ad aspettare gli altri Medicei, tutti interessati a fare il percorso Medio. Per me, che ho intenzione di fare il Lungo, segue la regola del Pieraccioni, via del proprio passo e brevi stop ai ristori. L’obbiettivo è la salita di Volterra, ma prima di arrivare a Saline, da dove comincia l’ascesa, c’è ancora molta strada e altre due salite. La prima si presenta dopo poco, ed è quella verso Casale Marittimo venendo da Bibbona. Strada impegnativa, con tratti anche a doppia cifra. Le gambe girano, ma la fatica è tanta. In pochi km già due arrampicate. Proseguo, tirandomi su i manicotti e rispolverando il foglio di giornale. La temperatura è mite, ma il vento è fresco. Fondo valle, tratto in asfalto, poi deviazione a sinistra e riprendo a salire. Stavolta però su sterrato e con rampe tutte in doppia cifra. Qui non resta che la tecnica del zig zag. Mi torna in mente l’Arrendevole della Medicea per durezza. Querceto è lì, sembra di toccarlo, ad invece c’è ancora un po’ di strada da fare girandogli intorno. Finalmente l’ultima curva e poi la spianata al limitare del bosco. Anche qui breve ristoro, giusto il tempo di veder passare qualche chianino (anche loro proiettati sul Medio) e riparto. Uscita dal borghetto e m’infilo nella discesa del bosco, scortato da auto d’epoca, non molto profumate. Finalmente libero da impedimenti riesco a scendere bene. Lunga discesa fino al bivio tra Medio e Lungo. Saluto idealmente gli altri e mi porto a destra. Tratto di raccordo fino a Ponteginori e da lì il lungo tratto pianeggiante fino a Saline. Sono 10km in cui faccio girare le gambe. Non è il momento di spingere, per quello ci saranno gli 8km successivi per arrivare a Volterra. I due che avevo passato in discesa se ne vanno, tirandosi il collo l’un l’altro, mentre io vado del mio passo. Alle porte di Saline trovo un eroico su Legnano intento a riparare una camera d’aria dopo la foratura. Arrivo a Saline e mi preparo. Lorenzo mi aveva avvertito, attento al vento. Vento e salita, un mix che può mettere in croce. Trovo il mio ritmo, alternando il 26 al 28 e affronto questo tratto con l’icona di Volterra negli occhi. Vento. Ascesa a Volterra. Sfido gli dei, ma Zeus non è disponibile. Mi tocca Eolo, un po’ contrariato. Lentamente, ma lentamente, Volterra si avvicina. Mi passano un paio di ragazzi della Brigata Prenestre. Poi mi passa un altro ragazzo della Brigata e dopo poco una ragazza, sempre di quel gruppo. Non faccio una piega. Continuo del mio ritmo, evito di ingarellarmi, basta poco con questi rapporti per andare in crisi. Ai tornanti, là dove possibile, giro largo. La strada è in mezzo a distese verdi ed ondulate quasi un indefinito tappeto. Tengo il mio passo ed intanto qualcuno sta cominciando a rimbalzare all’indietro. L’ultimo ragazzo della Brigata si è fermato per crampi, mentre la ragazza è sempre più vicina. Ormai siamo sotto le mura. Al bivio la recupero e me ne vado, fino all’ultima curva che immette nella passeggiata con vista. Arrivo in Piazza che sono le 12,25.
Ampio e sostanzioso ristoro in Piazza dei Priori. Poi ripartenza (dopo aver salutato Sergio dell’UC Piombino, reduce della Leonessa 2015). Adesso si può solo scendere, ci sarà al massimo da circumnavigare il colle di Volterra e tornare a Saline, penso. Discesa dal versante che di solito faccio in salita d’estate, e quindi la malefica freccia gialla che indica la deviazione a sinistra. Addio speranze di fare un rientro agevole. Lunga discesa con brecciolino, le mani sono messe a dura prova. Gli strappi successivi mi impiantano definitivamente. Gli altri con cui avevo cominciato la discesa sono già lontani.

Sono rimasto solo e non troppo lucido, la scalata a Volterra ha consumato molte energie.

“M’avete lasciato solo!” soffia il ciclista.
“T’avevi a venire!” replicano i Diavoli Rossi grancorsini battagliando con i francesi sul Turchino!.. il Turchino!.. la SanRemo!
“Stai calmo!” giunge l’eco di MB con la valigia in mano, pronto per la trasferta piemontese e le sue storie da raccontare, magari cercando Paolo Conte.

É il momento più difficile, non posso abdicare alla lucidità.

No, non mi rassegno, mi ritrovo insieme a Battista, il servitore di Achille Campanile, che ancora sta girando per il Giro del ’32.
No, non sono solo, anche quando sono solo. Così, lentamente, pedalata dopo pedalata, ritrovo un mio ritmo in salita e in discesa cerco la traiettoria meno sporca possibile. Non ho avuto modo di gustarmi gli scenari che si presentavano, troppo preso dalla strada, mi rifarò più avanti. Il ritorno su asfalto è la solita benedizione. La crisi sembra alle spalle anche se ancora non riesco a spingere come vorrei. Lungo tratto pianeggiante poi una discesa fino ad arrivare a Saline. Sono quasi senz’acqua e mi fermo a fare rifornimento in un bar. Quanto avrei voluto salutare la commessa con un “Paga Torriani!”. Recuperato un po’ riprendo verso Ponteginori dove c’è al deviazione. Poco prima sono stato ripreso da un gruppo di attempati ciclisti locali, dei veri e propri cagnacci. Con loro anche quell’eroico su Legnano che avevo salutato prima dell’ascesa a Volterra. Il gruppetto è ben assortito, ma non mi fido troppo. Sullo strappo che porta al bivio tra Medio e Lungo (c’è da fare adesso il resto del percorso Medio), allungo leggermente, e così in discesa, poi a deviazione a destra e si entra in un settore della Roubaix. Un pezzo di sterrato di qualche km che ci vede in fila indiana, con una motrice dalla maglia rossa. La selezione si fa da dietro, lentamente qualche vagone si stacca. A metà anch’io mollo, c’è troppa strada da fare ancora e serve lucidità per evitare buche e trabocchetti a quella velocità. Qualche metro dopo, anche il Legnano si stacca. Uniremo le forze per la seconda parte di questo settore finchè, del nostro passo, non rientreremo sui cagnacci al momento del passaggio su strada asfaltata. Breve tratto pianeggiante poi la strada comincia a salire in direzione di Casale Marittimo. L’idea di esser vicini alla conclusione è solo un miraggio. La strada s’inerpica e torna presto di moda lo zig zag, finché, allo scollinamento, deviazione a sinistra e riparte la rumba dello sterrato, con strappi e discese da Fiandre. Nuovamente le mani al limite. In qualche modo arriviamo a Bibbona, dove con Leone facciamo rifornimento d’acqua. I cagnacci hanno sbagliato strada, e sono senz’acqua. Quindi quando ci rincrociamo nuovamente sbuffano e sgrugnano. Li lasciamo andare e affrontiamo gli ultimi strappi. Agganciamo nuovamente quello della Brigata, ancora alle prese con i crampi. Poi l’ultimo strappo ed ecco il Viale dei Cipressi. L’arrivo a Bolgheri non è proprio una liberazione, ma si avvicina. É tempo di mettersi a sedere e mangiare, di fare festa con gli altri eroici e salutare Leone prima di riprendere la strada verso casa. Benedizione da parte dei Medicei e sono on the road.

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